Bugo – Videointervista – DemonCleanerZine

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Signore e signori, arrivano i nostri! E’ uno slogan, l’ennesimo. L’ultimo, in ordine di tempo, dei tanti a cui Bugo ci ha abituato in tutti questi anni. E, se volete, anche il più efficace, definitivo. Senza ombra di dubbio, il più diretto.

Ma Arrivano i Nostri è soprattutto il titolo del suo nuovo EP e della traccia con cui ha aperto il concerto al Teatro Quirinetta di Roma. Fantastico.

Noi di DemonCleanerZine siamo soliti non mancare ad eventi del genere e possiamo dire, dritto dritto dal profondo del nostro cuore, di aver assistito ad uno show davvero esaltante, dove l’adrenalina ti piomba addosso e ti lascia dopo svariate ore. Un concerto straordinario, che ha come unico protagonista la massima espressione del movimento corporeo adattato ad un’eccellente performance musicale. In poche parole: Bugo in tour. Vuoi pure che il Quirinetta ha una sala concerti veramente figa: palco e bancone agli antipodi, qualche divanetto, acustica perfetta e ottimi cocktail.

All’uscita, una volta finito il concerto, noi del pubblico ci scambiamo pacchi di soddisfazione. Se prima di entrare ci dicevamo “Si, Bugo è forte. E’ un surrealista della musica. A tratti anche dadaista”, all’uscita qualcosa è cambiato: è sempre forte, ma prima che essere surreale, dada o qual dir si voglia, Bugo è un comunicatore dei nostri tempi, uno che parla della e alla nostra generazione. Diciamocelo francamente: Bugo è la fabbrica di inni generazionali degli anni zero che abbraccia tutte le età, come il suo pubblico. “Io mi rompo i coglioni”, “Stare a casa è qualcosa di spettacolare” , “Oppure semplicemente, fa niente”, “Vado ma non so”, sono nostri e guai a chi ce li tocca.

Quindi non perdete altro tempo e godetevi l’intervista fattagli nei camerini del Quirinetta prima del concerto.


di Antonio Caputo

 

credits

intervista: Antonio Caputo

Riprese: Tiziano Trabucco

Ufficio stampa e allestimento sala intervista: Federica Moretti e Viviana Correddu

Bio

Bugo, classe 1973, è Cristian Bugatti. Non un nome d’arte. Perché quel ragazzo che nasce a Rho(MI), ma cresce nel novarese, viene chiamato così fin dai tempi della scuola.
Dall’inizio della sua carriera, Bugo si distingue come cantautore eccentrico, che sfugge alla banalità degli anni 2000 attraverso le sue rime allucinate, paradossali, dalle mille interpretazioni; viene notato, e definito negli anni con aggettivi ed etichette che hanno tentato di comprenderlo e collocarlo musicalmente, ma il personaggio è davvero inafferrabile.
Dopo quattro anni dal suo ultimo disco “Nuovi rimedi per la miopia”, Bugo esce nel maggio di quest’anno con il singolo “Cosa ne pensi Sergio” preannunciando il suo ritorno; “Nulla è cambiato qua!” dice nel testo. Bugo è tornato, si guarda intorno, e nulla è cambiato.
Invece Bugo negli anni si evolve, e oggi è OLTRE il cantautorato. È oltre, rispetto al contemporaneo. Bugo sa descrivere il nostro tempo, fatto certo di frenesia e paradossi, ma anche in preparazione al cambiamento. E guarda avanti. E lo sorpassa.
Si aggrappa all’amore e ai sogni, come fossero slanci vitali per restare vigile e attento; è immediato e profondo attraverso testi più maturi, e utilizza un’ironia intelligente solo quando serve. E affina le parole, centra i concetti.
Dopo aver pubblicato sette dischi molto diversi tra di loro, Bugo trova la SINTESI, mixando perfettamente tutto ciò che ha sperimentato nella sua carriera di musicista e cantautore. Trova la sintesi tra le sue influenze musicali e la sua originalità consolidata, costruita nel tempo attraverso canzoni memorabili come “Comunque io voglio te”, “Io mi rompo i coglioni”, “Che diritti ho su di te”, “C’è crisi” e molte altre.

 

 

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