La Mostra di Talbot – Intervista ad Antonio Zannone

Quello che vado a presentare non è un semplice progetto di Antonio Zannone, ma posso affermare senza timore di esagerare, che è Antonio Zannone stesso.

La Mostra di Talbot si costruisce un pezzo alla volta, come un puzzle che mostra un’immagine completa solo se tutti gli elementi combaciano perfettamente, non importa quanto tempo sia necessario.

L’ottica da cui guardo questo lavoro è ben diversa da quella di qualsiasi altro recensore perchè, essendo un amico di vecchia data, ho avuto modo di assistere alla genesi e all’evoluzione di tutti i suoi lavori, sia nel campo musicale che in quello del cinema indipendente. Conosco bene il suo modo di approcciarsi ad essi, il suo modo di pensarli e di farli crescere fino a diventare creature indipendenti.

Ecco, credo che il segreto di Antonio stia in questo: nella maniera in cui scova un’idea, l’agguanta ed arriva ad esprimerla. Lui non si mette al lavoro, lui si mette ad immaginare e di immaginazione ne ha da vendere. Lui non crea musica o realizza un cortometraggio, lui inizia a giocare perchè, a dispetto degli anni che ci vogliono più aridi e noiosi man mano che passano, Antonio è riuscito a conservare quella curiosità avida, tipica dei bambini irrequieti, che gli permette di seguire solo il suo istinto e la sua creatività, incurante di qualsiasi linea di confine. Questo progetto è la summa di tutto questo, c’è il suo approccio all’arte, c’è tutta la sua essenza fatta suoni e vibrazioni, è il nocciolo della sua questione.

Intervista

1.“La Mostra di Talbot”: un progetto concettuale che va a costruirsi nel tempo, un pezzetto alla volta, come una sorta di puzzle. Ci racconti la tua idea?

Il progetto nasce soprattutto dall’esigenza di fare musica senza avere limiti, evitando di restare accerchiato nei “recinti” delle etichette dei generi musicali. La creatività deve trovare sfogo ricercando e sperimentando composizioni, sfruttando qualsiasi oggetto o strumento capace di creare dei suoni e delle vibrazioni che in qualche modo trasmettano delle emozioni.

2.La Mostra di Talbot: perché questo nome?

C’era una volontà iniziale di creare delle performance live con delle composizioni improvvisate che andassero a creare una colonna sonora a dei visual ispirati alla Mostra delle Atrocità di Ballard. Mi piaceva l’idea di combinare in un solo progetto arti visive e arti sonore. Talbot è uno dei molti nomi che Ballard da al protagonista del libro, un personaggio dalla personalità multiforme che a volte sembra svolgere il ruolo del paziente, altre quello del dottore in una clinica universitaria in cui vengono proiettati filmati che riguardano le atrocità commesse in Vietnam, la pornografia, gli incidenti stradali e gli interventi di chirurgia estetica di alcune celebrità. Volevo confondere immagini di crash test e immagini pornografiche mentre suonavo noise. Non l’ho fatto più, ma quest’idea di base mi ha spinto a produrre della musica nuova e a conoscere sonorità che prima ignoravo.

3.Come nascono i tuoi pezzi e in base a quale criterio scegli di “suonare” un oggetto piuttosto che un altro?

Fondamentalmente non c’è un criterio. Prendendo ispirazione dal Surrealismo, faccio partire un suono che si protrae fino a che non arriva un’evoluzione spontanea. I pezzi sono tutti creati in studio, nascono da improvvisazioni a cui lavoro fino a che non trovo un equilibrio che mi soddisfi. Per quanto riguarda la strumentazione, suono principalmente la chitarra, il sintetizzatore, un vecchio pianoforte che ho smontato e che suono facendo vibrare le corde con un EBow e una serie di strumenti minimali che ho realizzato io usando alcuni oggetti: barattoli di metallo, piastre di ferro, macinini del caffè, scatole ecc… Poi ci sono altri strumenti tipo il liuto arabo, il bouzouky e il marranzanu, che suona Ivan Franzini, il cantante de Il Malpertugio.

4.I primi due pezzi sarebbero perfetti come colonne sonore per film, sembrerebbero nati con quello scopo…

Come ti dicevo, la mia idea era quella di fare musica per le immagini, quindi mi pare abbastanza naturale. Al-Khimiya e Supernova 1987 li ho registrati per la web series “ToHorror Squad – Un’altra storia di Super Eroi ” scritta e prodotta dagli organizzatori del ToHorror Film Fest. Erika Lucilla Supporta, una delle organizzatrici del festival e anche la regista della serie web, aveva visto dei video in cui suonavo questi pezzi in studio e mi chiese di far parte della colonna sonora. Mi sembrava incredibile che qualcuno poteva essere interessato a delle cose che suonavo in studio per un mio sfogo creativo. Comunque, da fan del ToHorror non potevo ignorare la richiesta di Erika, quindi ho deciso di smetterla di improvvisare suoni a cazzo e di cominciare a registrare qualcosa di serio.

5. Si potrebbe pensare, un giorno, di assistere ad una tua performance? Magari far partire un tour…

Potrebbe succedere, per ora resto trincerato in studio con i miei giocattoli a finire gli altri pezzi che pubblicherò nei prossimi mesi. Tutto nasce da una mia esigenza di fare musica in maniera libera e istintiva. Lascerò tutto al caso.

Intervista di Lucia Matano

 

Bio

Antonio Zannone è un musicista filmmaker casertano. Classe 1981, ha collezionato progetti, collaborazioni sia nel campo della musica che in quello del cinema indipendente. Ha suonato in diverse band passando dal punk, allo stoner rock, fino all’elettronica minimal. Crea e suona la chitarra ne Il Malpertugio dal lontano 2002. Dal 2011 entra a far parte come chitarrista nella desert rock band This is not a Brothel. Si è imposto nel circuito cinematografico indipendente per aver girato videoclip e web series con la pornodiva Roberta Gemma e per il film horror collettivo The Pyramid, prodotto da Alex Visani per Empire Video e distribuito da EuroObscura.

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