Freak Opera – Il libro nero della rivoluzione

Autoproduzione, 2015 (CD, DD)

Registrato e missato da: Ercole Longobardi
Mastering: Francesco Fontanella
Artwork: Luigi “Muhe” Cozzolino
Ufficio stampa: Metaversus Press & Promo

Tracklist

1 Action for happiness
2 Paura del sangue
3 Fino a domani
4 Leggera come una piuma
5 Mille volte baciami
6 Creditori della domenica
7 Gli anni migliori
8 La Grandeur
9 Le gerbere
10 Avere 90 anni

Recensione

Dopo poco più di un anno da “Restate umani”, è un piacere per DemonCleanerZine parlare del secondo lavoro dei Freak Opera, “Il libro nero della rivoluzione”: un album che affonda le sue radici nel folk d’autore con delle sfumature rock che lo rendono tagliente al punto giusto.

La trama de “Il libro nero della rivoluzione” è incentrata su una rivoluzione intesa come capacità di restare umani, di riuscire a partire dai propri errori, dai propri rimorsi, dalle proprie angosce per poter creare un presente e un futuro migliore. Non si tratta, quindi, della solita rivoluzione utopistica che mira a cambiare il mondo tramite un’azione di forza o un colpo di stato, ma un’insurrezione delle coscienze di uomini normali, operai, impiegati, professionisti che decidono di mettersi in gioco, di cambiare vita e che non si lasciano abbattere dalla triste e, a volte, crudele realtà.
I dieci brani di cui è composto l’album, descrivono con cura, con schiettezza e talvolta con sottile ironia un microcosmo eterogeneo di personaggi, ognuno con le proprie ansie e inquietudini, insicurezze e convinzioni. La vera rivoluzione è quindi rialzarsi, reagire, imporsi un cambiamento radicale che riesca a far riemergere l’io primordiale, partendo da zero e lasciando alle spalle il passato, ponendo come pilastri dell’esistenza i veri valori celati all’interno di ognuno di noi con l’obiettivo di raggiungere la tanto auspicata felicità.
Insomma, i Freak Opera riescono ad esprimere il proprio concetto attraverso un songwriting eccezionale e un folk assorto, ammaliante e a tratti rabbioso, che risalta l’intensità delle parole e della voce.
Quando si parla di cantautorato, le ispirazioni e le influenze possono essere svariate e la band campana, composta da sei elementi più un “medico condotto”, riesce a prendere spunto un po’ da tutti i più grandi maestri della canzone d’autore italiana mantenendo comunque una propria personalità che li rende riconoscibili nel loro genere: dalla genialità e la raffinatezza di De Andrè, passando per la spontaneità e l’immediatezza di Piero Ciampi fino all’ironia di Giorgio Gaber.

Che dire, un album sorprendente, curato nei minimi dettagli, una fusione fra chitarre veementi e ricami folk abbinata ad un’ottima capacità espressiva, sobria ma allo stesso tempo pungente e senza peli sulla lingua.
Un “libro” da sfogliare pagina dopo pagina per provare ad assaporare il vero gusto di una rivoluzione profonda, disegnata e raccontata egregiamente dai Freak Opera.

Ho avuto il piacere di intervistare Rocco Traisci, voce della band.

Intervista

1.Ciao ragazzi, dopo poco piú di un anno ci ritroviamo su DemonCleanerZine per il vostro secondo bellissimo lavoro. Ci fate una breve introduzione del “libro”?

In questo album vorrei che fosse chiaro un concetto: siamo gente pericolosa. Per noi stessi. Perchè intraprendere questo tipo di attività e incidere un secondo disco con i tempi che corrono è da malati di mente. Però crediamo nei sentimenti eterni delle canzoni, personalmente non faccio altro che rivedere i duetti degli anni ’60 a Studio Uno con Mina, Gaber, Celentano, Bongusto, Modugno, De Andrè, Jannacci, figure preistoriche per i più giovani ma decisive affinchè oggi in Italia si possa continuare ancora a suonare tanto, malgrado tutto. Erano gli anni in cui la canzone italiana, d’autore o popolare che fosse, era un genere. Ecco, la voglia di scrivere canzoni di genere ci ha spinti fin qua. Prima chitarra e voce, poi via via tutti gli elementi, come per Restate Umani. Ognuno ha portato la sua storia personale, il proprio gusto, la propria lettura ed eccoci qui. Il libro nero della rivoluzione in definitiva è una parata di personaggi improbabili, che – come l’indebitato cronico di “Creditori della Domenica” o l’artista illuso di “Paura del Sangue” – non hanno alternative ad un cambiamento radicale delle proprie coscienze. Pena la morte o, peggio, l’anonimato.

2.“Il libro nero della rivoluzione” racconta appunto di personaggi molto diversi fra loro, ognuno con le proprie convinzioni e le proprie angosce. Quali sono, secondo voi, le caratteristiche di un vero rivoluzionario?

Premetto che – ora posso dirlo – l’umanità non esiste. E’ un clichè. Come la democrazia o la tolleranza, o la rivoluzione stessa, che sono elementi ideali, non naturali. Esiste il paradosso, l’errore, la contraddizione. Caratteristiche che, espresse con stile e poesia, possono essere anche considerate virtù umane e non storture, come le convenzioni e lo status quo di questi anni di apparenza ci impongono. Per me il fatto che un giornalista di cronaca nera considerato stranamente serio e zelante e uno stimato architetto come Claudio (entrambi 40enni, padri di due bambine e travolti dagli orari impossibili di due professioni così impegnative) ad un certo punto impazziscono e salgono su un palcoscenico magari anche importante a cantare canzoni di rottura come “Fino a Domani” mi sembra una cosa completamente fuori di testa e anche meravigliosamente imprevedibile. I nostri compagni di viaggio si divertono ad assistere sia alle capitolazioni sia a trionfi. Ilaria, Mario e Dario sono persone che hanno in serbo la rabbia del talento ancora caldo e sono l’elemento portante di ciò che facciamo. Che dire… Non lo so qual è la caratteristica di un vero rivoluzionario moderno. Ma mi piace immaginarlo quando andiamo in scena. In alcuni scatti dei nostri live compaio in giacca e cravatta, come un normale e anonimo impiegato d’azienda. Beh, agli inizi non era affatto una trovata scenica o un look da spettacolo ma semplicemente perchè non avevo fatto in tempo a tornare a casa per indossare i panni del rocker. Il concetto di umanità ci guida, come un co-pilota, nella gestione della nostra vita ordinaria. Ma la notte, la notte bisogna fare qualcosa di seriamente rivoluzionario prima di prendere sonno, se no non vale la pena aver vissuto. Anche a costo di apparire fuori contesto. Ho esagerato, lo so. Sono stato prolisso. Ma sto ragionando sulla vostra domanda.

3.La storia ci insegna come la musica negli anni abbia avuto un ruolo fondamentale nelle rivoluzioni culturali del mondo. Credete che ancora oggi quest’arte possa essere, come in passato, un elemento primario o addirittura scatenante per una nuova rivoluzione?

Mah, non credo. Non ci ha mai affascinato il concetto di musica folk o musica popolare legata alle questioni sociali. Nel senso che ogni ascolto ha qualcosa di privato che vive nelle nostre coscienze, fosse anche musica ecclesiastica. Siamo nati artisticamente a Pompei, visto che io e Claudio siamo cresciuti nei giardinetti della piazza del Santuario, dove negli anni ’80 e ’90 esisteva una scena alternativa molto frizzante anche se povera di strutture. Gli altri sono cresciuti a Scafati, dove da dieci anni c’è un fermento unico in queste zone, dove il seme rivoluzionario fa parte della storia stessa di Scafati, città di partigiani e di briganti. Pompei invece fa da contralto ed è la città delle rovine e nei nostri testi e nelle nostre musiche le rovine sono anche il pretesto per parlare di sentimenti situazionisti ed eterni, immortali come i reperti archeologici. Il rimorso è eterno, l’amore no. E il rimorso è un sentimento che aiuta ad avere coscienza che un altro mondo è possibile e migliore di quello che abbiamo sbagliato a costruire finora. La musica aiuta ad essere persone migliori e quanto più le persone sono migliori tanto più risultano compatibili con una rivoluzione delle proprie e delle altrui memorie.

4.Ogni libro che si rispetti ha lo scopo di suscitare delle reazioni o delle riflessioni nel lettore. Quale messaggio volete lanciare attraverso il vostro “libro” e le vostre note?

Allora… anche adesso con voi voglio parlarne seriamente di questa faccenda, senza scudi, barriere o banali risposte da rivista. Su un palcoscenico, noi guitti, dovremmo sempre inginocchiarci e chiedere perdono. O permesso. Per quanto mi riguarda bacio le pedane dei live come il campione bacia l’erba del campo sportivo, perchè ognuno ha una chiesa a cui volgere la propria credenza popolare. Anche a 40 anni mi piace l’idea di salire su quelle tavole di legno come un animale con i petardi al culo, perché mi sento più ispirato in questo fremito misterioso che ci rende vivi, a modo nostro. Il rock’n roll è un vezzo. Ambire alla felicità no. E’ un azzardo. E io sono felice solo quando le quattro canzoni di merda che abbiamo avuto l’onore di mettere in scena (e di cui dovremmo essere sempre all’altezza) le canto davanti a qualcuno suscitando attenzione e movimento di cervello. Perchè senza qualcuno davanti – chiunque sia, spettatore, amante, amico – non avrebbe senso nemmeno passeggiare in questa baruffa che è la musica di pancia, nella sua accezione sentimentale e non tecnica o commerciale del termine. Il messaggio è elementare: non abbiate paura e affrontate le vostre sfide con gioia e disperazione.

5.Oggi fare musica é davvero complicato e il mercato musicale gira, quasi esclusivamente, intorno a prodotti creati e confezionati dai vari talent televisivi accompagnati da case discografiche dominanti. Voi avete scelto un percorso diverso, quello dell’autoproduzione, creando un filo diretto fra l’artista e l’ascoltatore. Come mai questa scelta?

Perchè ci piace avere il controllo totale delle nostre produzioni e perchè in sostanza le etichette indipendenti non esistono più. Ci sono in giro tanti ottimi promoter che però lavorano su prodotti che possano assicurare un ritorno commerciale immediato. Li capisco, perchè investire su di noi non è facile e quindi abbiamo deciso per il momento di darci da fare con il repertorio e tra un annetto vedremo che cosa siamo riusciti a cavar fuori di seriamente spendibile su un mercato discografico ufficiale. La Freak Opera tutto sommato non ha mai avuto problemi a proporre i suoi show dal vivo, ma non è una band da ristorante o da serata di carnevale.

6.Come già detto, siete al vostro secondo album, avete girato molto con la vostra musica, vincendo anche vari contest e aprendo concerti di artisti importanti. Quindi la domanda di rito: quali sono i vostri progetti futuri?

Canzoni e concerti, questo dobbiamo fare. Punto. Non abbiamo altra scelta. E la cosa ci stimola sempre di più perché abbiamo la necessità e l’urgenza di proporre ciò che facciamo. Perché tutto sommato noi non siamo solo una band, siamo uno stato d’animo e dal vivo possiamo fare molto per il vostro umore, nel bene e nel male, nel rouge o nel noir. Come una scommessa.

Articolo di Antonio Di Donato

 

Biografia

Il progetto Freak Opera nasce nel 2010: sposano l’idea Rocco Traisci (voce),Claudio Cesarano (chitarra) Ilaria Scarico (basso e flauto traverso) a cui si aggiungono fino al 2013 Giovanni Volpe (batteria e percussioni) e Antonia Harper delle Cardamomò al violino.Dal 2013 la band è composta da sei elementi più un medico condotto (Antonio Mosca).
“Restate umani” è il primo disco ufficiale dei Freak Opera, prodotto alla Monopattino Recording Studio di Sorrento e dato alle stampe ad ottobre 2013. I primi due video ufficiali sono “Gli Impressionisti”, realizzato da Pier Paolo Patti per Mastofabbro Produzioni (luglio 2013) e “Aspettare una rosa” per la regia di Luca “Fucksia” Marino (ottobre 2013). Tra il 2013 e il 2014 la band apre i concerti di alcuni tra gli artisti più affermati della scena italiana (Afterhours, Giorgio
Canali & Rossofuoco, Pierpaolo Capovilla, Dente, Rocco Hunt, Nicodemo e altri).
Nel 2014 i Freak vincono il DifferenziaRock Contest del Campania Eco Festivaldi Nocera Inferiore e il JamCamp Contest del Meeting del Marea Marina di Camerota.
A settembre 2014, Gli Impressionisti vince il Premio Cervo d’Oro al Cervignano Film Festival 2014, nella sezione videoclip.
Sempre nel 2014 il gruppo partecipa, con un brano inedito, al reportage Quel che resta de L’Aquila, prodotto da
DINAMOSCOPE con il supporto di Piero Pelù.
A metà gennaio 2015 è prevista l’uscita del secondo lavoro discografico Il libro nero della rivoluzione.

Members

Rocco Traisci – voce
Claudio Cesarano – chitarra, voce
Ilaria Scarico – Basso, flauto traverso, voce
Mario Paolucci – chitarra
Dario Patti – violino
Antonio Mosca – Uomo lavagna e personal Jesus
insieme con
Ercole Longobardi – batteria (studio)
Vincenzo Miele – batteria (live)
Giovanni Volpe – batteria (live)

UFFICIO STAMPA

Metaversus – Press & Promo
Marco Gargiulo
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