KAIJU, il nuovo album. Intervista alla band -DemonCleanerZine-

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Il progetto Kaiju unisce in un singolare matrimonio un batterista proveniente dalla scuola del grunge e degli anni ’90, un bassista figlio della fusion e del funk, un chitarrista che ha il metal nel sangue e un cantante poliedrico che non conosce confini di sorta. Il mix è letale e il risultato è un album che può essere considerato senza ombra di dubbio emblema di un crossover che non si limita ad una semplice commistione di influenze musicali che, in ogni caso, hanno dato vita ad un sound tanto frenetico quanto preciso nella sua sezione ritmica. Qui si parla di ponti aperti all’uso di più lingue, all’osservazione di differenti culture a cui appartengono i personaggi più disparati pronti a diventare i protagonisti delle storie raccontate dai Kaiju. Nemmeno i mostri marini sono stati risparmiati!

Kaiju è un album curato nei dettagli, preciso e fulmineo nelle sue alternanze e nei cambi di tempi, in cui non mancano perle come l’onomatopeica Mosquito e in cui non lascia indifferenti una voce potente che si snoda in varie sfumature timbriche e che si diverte in vocalizzi capaci di diventare valore aggiunto.

A mio avviso, questa band rappresenta una bella scossa per la scena underground italiana in un momento in cui sembra sempre più difficile trovarne una che non somigli a qualcun’altra.

Intervista

1.Presentate il progetto Kaiju ai lettori di DemonCleanerZine

Kaiju è una zona franca dove è possibile fare una sintesi dei nostri vasti ascolti per creare uno stile musicale molto personale. A fare da collant agli input derivanti dai generi musicali più disparati (funky, reggae, fusion, world music, ecc.) ci sono l’heavy rock e l’idea di comporre brani che abbiano sempre un groove molto accentuato. Non siamo un gruppo di ballad depressive, insomma…

2.“Crossover”, concetto imprescindibile quando si parla di una band come la vostra: quanto è alto il rischio per cui un’influenza prevalga sull’altra? Come gestite questa cosa?

“Crossover” è infatti la parola giusta. Siamo dell’opinione che oggi l’unico modo per dire qualcosa di’interessante sia la fusione di diversi linguaggi, sia nella musica che nell’arte in generale.  Non un collage meramente decorativo, ma un impulso a una creatività fresca e libera da vincoli stilistici. Tornando quindi alla tua domanda, spesso partiamo da idee riconducibili a uno specifico genere musicale, ma le arrangiamo in modo atipico. Ad esempio, se si parte da un riff di chitarra che suggerisce uno sviluppo tipicamente metal, il brano prenderà una piega inaspettata, dando a quel riff metal una valenza musicale diversa. Senza però essere troppo maniacali a riguardo: non ci piacciono le forzature.

3. Quali sono le storie e le immagini che i Kaiju vanno ad evocare? Quanto è importante la contaminazione “culturale”, oltre quella musicale?

Siamo contaminati in tanti, troppi modi: la contaminazione culturale è forse l’unica cosa buona che abbiamo perché ci permette di dare del tu al mondo, terzomondismo culturale italiota permettendo.  I testi sono basati sulla visione cinicamente ironica della società contemporanea. L’umanità è stupida e suicida, non si può che trattarla con feroce sarcasmo.  In brani come “La vie en beige”, “Clam Academy” e la stessa “Kaiju”, seppur riferendosi a contesti diversi, si parla proprio della mediocrità e dell’insensatezza del genere umano. Alcuni testi però, sono ispirati a personaggi reali – di solito degli “outcast” –  che sono molto interessanti da osservare. “Self Aftermath”, ad esempio, si riferisce a un tossicomane che oramai è completamente avulso dal contesto sociale in cui sopravvive, ma che riesce a non perdere la propria dignità né una certa signorilità di modi durante il suo inevitabile declino; “Abdul’s Voyage” è la storia di un giovane magrebino che tenta la fortuna in occidente, ma si ritrova a condurre una vita da cani, quindi alla fine decide di tornare a casa, dove perlomeno  non dovrà soffrire di emarginazione. Una storia simile si ritrova in “O viado triste”, un brano scritto in portoghese che finora abbiamo eseguito solo dal vivo: un trans latinoamericano sbarca qui da noi sperando in una vita migliore, ma presto finisce in un mare di guai, di degrado e di ipocrisia. Il riferimento a un noto episodio di cronaca avvenuto qualche anno fa non è puramente casuale. Prima o poi, comunque, anche noi parleremo d’amore come Mariù: sarà divertente farlo a pezzi.

4.Qual è il percorso che vi porta dallo studio al palco? Che evoluzione subiscono questi due momenti nel processo creativo dei Kaiju?

I Kaiju sono essenzialmente una band underground, quindi non c’è una grande differenza tra il lavoro in studio e quello dal vivo, eccezion fatta per gli accorgimenti e i dettagli che da sempre fanno parte del lavoro di produzione. Non escludiamo però un maggiore impiego della creatività tecnologica in futuro.

5.Quando uscirà il vostro disco? Cos’altro bolle nella pentola dei Kaiju?

Ci apprestiamo a registrare un paio di nuovi brani in modo da avere abbastanza materiale per realizzare un album prima dell’estate. Per il resto, il nostro obiettivo è suonare il più possibile per diffondere la nostra idea di “crossover”. Hybrid is the way…

Intervista di Lucia Matano

 

Bio

Kaiju, termine nipponico dal significato: mostro misterioso che viene dal mare. i Kaiju sono delle creature gigantesche e ibride, di solito generatesi da altri animali investiti dalle radiazioni atomiche, cambiando così forma e dimensioni. Lo stesso avviene per questa band, nata dalle ceneri di un altro gruppo per modificarne e ampliarne l’energia creativa

Il gruppo, infatti, nasce dalle note decennali dei De Void, band dall’inedito crossover tra hard rock, funky-fusion e i ritmi, le melodie e i linguaggi mediterranei. Dopo aver riscosso consensi in vari festival italiani e aver pubblicato l’album “Wahed” (Oinè Records, 2006), la band interrompe la sua attività. Tempo dopo, il leader Ivan Gojira Franzini e il bassista Antonio Void Colaruotolo decidono di riformare un combo per ripartire da dove i De Void si erano fermati e ampliare ancor di più la loro idea di crossover musicale. Con l’arrivo di Augusto Snakeseater Bortoloni alla batteria e di Gianluca Mosquito Merenda alla chitarra, la band assume una nuova identità: Kaiju. Nel volgere di pochi mesi, i Kaiju sfornano un EP dal titolo “Egg Tide”, seguito a breve distanza dalla pubblicazione di altri 4 brani.

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