Kaleidoscopic ”Onironauta” – Recensione

Labels

Dischi Bervisti

Dreamingorilla

WoodWorm

Release

3 Aprile 2013

Tracklist & Featuring

01. La cassa

02. Come un soldato

03. Pillole di saggezza

04. Kaleidoscopic

05. Sottopelle

06. Strategia del terrore

07. La verità è la fuori

08. Il tempo non esiste

09. Sensitivo

Recensione

Come spesso succede per le bands italiane di alternative e post rock, le proposte musicali sono corredate da un concept di solito permeato di un esistenzialismo di ferrettiana memoria, un po’ bolso e datato. Una sorta di esercizio di stile pessimistico non sempre in grado di fornire dei buoni spunti di riflessione, e nemmeno abbastanza apocalittico da portare (almeno) alle estreme conseguenze i propri rovelli interiori, dando così uno scossone alla percezione complessiva dell’ascoltatore . Nel caso degli aretini Kaleidoscopic invece, le dichiarazioni d’intenti concettuali del loro LP “Onironauta” sono di altro tipo, e suonano decisamente interessanti:

“Sotto forma musicale Rock intesa come espressione diretta e passionale di quello che siamo, Onironauta è un incitamento alla Gnosi per rialzarsi da un’era di pessimismo, insoddisfazione e rovina. Un invito alla presa di coscienza che l’onironauta pratica nel sogno ma che l’uomo di oggi invece ha bisogno di operare nella realtà in cui vive. Persi, oppressi, disorientati, sfruttati e derisi da una società che non credevamo creata per reprimere, dobbiamo adesso liberarci e riconoscere la trappola che da secoli ci inganna. Riconoscere in faccia i pochi che sopprimono i sovraffollati piani bassi e “vivere il giorno come fosse l’ultimo” tale che sia ricco di esperienze e di quella necessaria dose di attenzione capace a farci aprire gli occhi sull’orrore. Noi siamo quello che ci circonda e noi generiamo il mondo in cui viviamo. “Come in alto così in basso”, e se per cambiare serve lo scontro, prima avvenga dentro di noi. Solo così saremo liberi.”

Dunque, una reazione dall’informe, ossia da quella coscienza potenzialmente salvifica che è al centro della lezione gnostica. Di là dal rilevante aspetto filosofico di questo album, ci preme sottolineare come il tutto venga esplicitato con grande veemenza e intensità dalla musica e dal cantato corrosivo, deflagrante ma anche duttile dei Kaleidoscopic. Una lode particolare la merita il sound sviscerato dalla band lungo le 9 tracce di “Onironauta”: potente, torrido e soffocante, così come abilmente infarcito di improvvisi cambi di dinamiche e di parti chitarristiche dissonanti efficacemente stratificate. Gli arrangiamenti non sono mai ovvi, ma l’ascolto scorre con una linearità continuamente scossa da graditi sussulti- picchi di virulenza e creatività. Un ottimo lavoro, del quale non vorrei segnalare nessun episodio in particolare, giacchè “Onironauta” suggerisce un ascolto e un relativo coinvolgimento integrale da parte del listener. Ergo, buon ascolto onirico a tutti.

 

Recensione di Gojira

I Kaleidoscopic si formano nell’inverno 2011 nella provincia di Arezzo.
Forti delle precedenti esperienze in svariate bands locali, i quattro aretini convogliano il tutto in un nuovo percorso, forgiando un sound duro e ruvido, fortemente ispirato ai capisaldi stoner e noise-rock d’oltreoceano ed influenzato da sonorità psichedeliche. Ad inizio 2012, il primo demo, ed una moltitudine di date in giro per lo stivale.

Raccolti i consensi e stretti nuovi legami, la band si dedica alla stesura del primo album; durante questo periodo la line up subisce alcuni riassestamenti, ma la band ne esce solo più forte, rinnovata, e solida: la svolta nel sound è evidente, le parti pesanti sono più dure, quelle melodiche più evocative, l’impasto sonoro è più compatto e atmosferico.

La produzione artistica e le registrazioni del disco vengono affidate nel 2013 a Nicola Manzan (Bologna Violenta), che coglie appieno e arricchisce le idee della band: Onironauta esce nel 2014, è un disco oscuro, claustrofobico, materico, in cui il cantato in italiano segna definitivamente il cambiamento, creando un punto di incontro tra il rock pesante americano, le influenze più metalliche svedesi ed una venatura più melodica e “orecchiabile” discendente diretta del rock nostrano.

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