Nella tasca del cappotto – Intervista al regista Marco Di Gerlando

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“Nella tasca del cappotto”, un cortometraggio in cui lo sguardo attento di un bambino incontra la malvagità umana concretizzata in una delle sue tante forme: la violenza domestica. Scritto e diretto dal ligure Marco Di Gerlando, il film ottiene il patrocinio dal comune di Genova, dal municipio I centro est e dalla Genova Liguria Film Commission in collaborazione con l’associazione Zuccherarte. Formato da un cast con un numero esiguo di personaggi (Simeone Latini interpreta il padre e Ludovica Gibelli la madre) il protagonista è il piccolo attore, Edward Dring che incarna le vesti di Luca, un bambino introverso, rifugiato nel suo magico mondo medievale in cui ricopre il ruolo di un cavaliere cui è stata affidata una missione: portare in salvo l’indifesa principessa da un’orripilante mostro. I miti sussurri di Luca danno inizio ad una storia di innocenza e violenza, le marionette sono scure, bidimensionali e animate dalla voce del bambino nel momento in cui si manifesta la vulnerabile presenza del mostro; assumono vita propria alla momentanea scomparsa di quest’ultimo e nella pianificazione della “missione di salvataggio”. La particolare e profonda psicologia di Luca è dettata da un mondo assente: una scuola ancora gerarchica in cui il maestro insegna e il bambino apprende senza stabilire una relazione comunicativa, i suoi coetanei (piccole marionette del mondo reale) alienati da tale istruzione ricercano sfogo in figurine di calciatori o chiacchiere durante le lezioni e infine, summa di tale incomunicabilità umana, il rapporto con i genitori, asettici, interessati solo alle circostanze palpabili e concrete della vita del figlio. In questa palude mediocre, Luca crea la sua fortezza abitata da re saggi, valorosi scudieri, innocenti principesse e temibili mostri. Da abili consiglieri il re Beniamino e lo scudiero Spartaco vigilano sul piccolo cavaliere, difatti <<i loro occhi non si chiudono mai>>. Nella fantasia di Luca (o forse, nella realtà più interessante del reale?) tutto ciò che è inanimato prende forma sostanziale, per diventare parte di una costruzione pronta a giustificare ciò che nella realtà accade e per fornire una soluzione, che normalmente un bambino non dovrebbe essere costretto a ricercare. L’evoluzione della storia non si esplica tanto nel dispiegarsi della trama, piuttosto dal cambiamento insito nelle marionette: inizialmente figure nere di carta, poi fatte di pezza con voce e personalità propria e infine impersonificate nelle figure della madre e del padre. Luoghi e oggetti sicuri, semplici sono la chiave interpretativa della creatività infantile; luoghi che amplificano i limitati orizzonti spazio-temporali, in cui una banale tasca di un cappotto si trasforma in un rifugio segreto per una bella principessa.

nella tasca del cappotto

Intervista

1. La perturbante maturità di Luca si manifesta e lascia riflettere sull’antitetico comportamento del “mondo adulto”. Da cosa deriva la tua particolare fiducia nel bambino?

La fiducia nasce dalla forza della genuinità e innocenza del piccolo, grazie a questi due elementi , Luca, si fa carico di quel coraggio necessario che lo porta ad affrontare la terribile realtà. Il bambino, con la morte delle due marionette, smette di essere bambino per diventare un piccolo adulto consapevole della cruda realtà.

2.La numerosità dei canali e dei mezzi di comunicazione, oggi particolarmente ampi, a tuo avviso può essere considerata un vantaggio per potenziali artisti emergenti muovendosi nel campo indipendente?

Internet è uno strumento potentissimo, i vari social network permettono di dare grande visibilità a livello internazionale, il futuro è sicuramente questo. Esistono inoltre, piattaforme che ti offrono la possibilità, a costi ridotti, di iscrivere ed inserire il tuo film all’interno dei più importanti festival internazionali e questa è già una forma di distribuzione alternativa.

3.Realizzare cortometraggi permette la trasmissione fulminea di idee, concetti, immagini e anche dal punto di vista economico sembrerebbe essere una scelta “efficiente” ma consente davvero la comprensione della personalità del regista?

Credo che per un regista sia importante partire dal cortometraggio, io lo vedo come una palestra di stile, da tanti corti sono poi nati dei lungometraggi. Non è assolutamente facile esprimersi in soli 10-15 minuti, raccontare una storia in così poco tempo a volte può essere un’impresa eroica. Il cortometraggio dovrebbe avere più vetrina in Italia, dovrebbero proiettarlo nelle sale prima dell’inizio di un film, come già fanno in altri paesi.

4.“Nella tasca del cappotto” è stato e sarà presentato a innumerevoli festival e rassegne ma guardando al futuro quali sono i tuoi progetti?

Sto lavorando alla stesura di un lungometraggio ispirato proprio a Nella Tasca del Cappotto, credo molto in questa storia soprattutto perché spesso la violenza domestica è raccontata dal punto di vista di chi la subisce e raramente da chi la assiste.

Intervista a cura di Marina Casale

 

 

Screenplay  Marco di gerlando

Photography Director   Simone Caridi

Art Director Marco Di Gerlando

Sound Fabio Bavastro

Music simone cilio

Cast  Edward Dring-Simeone Latini-Ludovica Gibelli

Post Production Marco Di Gerlando

Production Giuseppe Dalsasso – ZuccherArte

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