Pietro Paletti – Ergo Sum

Uscito nel marzo scorso “Paletti, ergo sum” è il primo album di Pietro Paletti, cantautore bresciano che già l’anno scorso si era messo in mostra sulla scena pop cantautoriale italiana con l’ep “Dominus”.
L’album, seppur di poche tracce (8) , propone prepotentemente una ventata di freschezza nell’ambito musicale pop nostrano, troppe volte ripetitivo e poco originale. Per mettere a frutto la propria volontà, Paletti è disposto a mettersi a nudo da ogni retorica musicale e non, propria dell’ambito musicale. L’album spazia molto, sia in tematiche, sia in sound, sia nei testi pieni di “ironia”, quell’ironia che contraddistingue Paletti e che diviene uno degli elementi che rendono originale l’intero lavoro.
Ma ridurre il suo sforzo solo all’ironia sarebbe estremamente riduttivo: Paletti riesce, soprattutto in alcuni brani (Cambiamento, Senza volersi bene) a dare un’ impronta stilistica e un sound ben preciso ed originale che non ha nulla da invidiare alle più “fortunate” e meno “complesse” hit radiofoniche. Inoltre, riesce a colorare, con elementi dub, molti dei suoi brani. Paletti è capace anche di far emozionare: non a caso, ascoltandolo, il paragone con Battisti è quasi scontato, anche se bisogna sottolineare che non si tratta di una semplice affinità vocale; Paletti, anche vocalmente e tecnicamente, ha una propria originalità, infatti la sua voce riesce ad emozionare come riusciva il grande Lucio e come riescono pochissimi cantautori pop attualmente. Non sarebbe assolutamente una sorpresa, e se lo fosse sarebbe una gradita sorpresa, vedere Paletti tra qualche anno calcare i palcoscenici più importanti della musica italiana. Per ora ci accontentiamo di ascoltarlo (piacevolmente) in club e locali, come è avvenuto qualche giorno fa al Mamamù di Napoli, in tale occasione abbiamo avuto modo si scambiare qualche parola e ha rilasciato per i lettori di DemonCleaner questa simpatica intervista pubblicata di seguito.

Pietro Paletti - Intervista

1.Descrivi, in poche parole, ai lettori di DemonCleaner chi è Paletti.

Paletti è il nome di questo progetto che esiste da un anno e mezzo, che nasce un po’ dall’esigenza mia di provare a scrivere nella mia lingua madre, l’italiano, quando prima invece scrivevo in inglese. È un progetto che mi sta servendo, a livello personale, abbastanza intimamente perché è uno “sfogo” mio molto onesto, una ricerca per capire chi è, più che Paletti, Pietro. L’intento è quello di tirare un po’ le somme dopo tre anni in cui son cambiate molte cose, sotto vari punti di vista: lavorativo, affettivo, personale e quant’altro. Un progetto che mi serve un po’ per analizzare cosa sta succedendo e quindi Paletti è una sorta di possibilità di guardarsi dentro e metterlo in musica, ironizzando su quello che mi è successo in questi due anni.

2.Forse è la prima volta che vieni a Napoli, cosa pensi di questa città?

Veramente è la seconda, a Gennaio ho suonato al Lanificio 25. Per uno come me che ha vissuto parecchio all’estero, che ha vissuto al nord (a Milano) e che adesso vive a Brescia, una città come Napoli ti scombussola. Comincia a scombussolarti da quando arrivi nelle vicinanze, quando stai per arrivare in macchina capisci che già le cose stanno cambiando. è una città che ti destabilizza, ci vorrebbero almeno due-tre giorni per capire qual’ è la vera essenza di Napoli, perché di primo acchito ti sconvolge, ti irrita, mi irrita. Però capisci che c’è qualcosa che, invece, qua ha un suo equilibrio. Per raggiungere quell’equilibrio lì devi rodare, devi farti accompagnare anche da qualcuno magari che la conosce e che ti può far capire la differenza che c’è tra quello a cui sei normalmente abituato, che non necessariamente è giusto, e quello che c’è qua. Credo che sia proprio un mondo a sé stante, quindi per entrarci devi avere un po’ di pazienza, che è quella che sembra che abbiate voi, nonostante il caos apparente che regoli i movimenti di questa città.

3.“Paletti ergo sum”, un cantante messo a nudo: ma da cosa?

Da tante allegorie, tanti testi che non vogliono dire molto, che son troppo mascherati e quindi un linguaggio diretto, un linguaggio molto semplice, basico, quotidiano, per far capire quello che sento e per far avvicinare le persone che la pensano e si sentono un po’ come me, che poi non sono pochi; non siamo poi così diversi. Insomma una cosa “ergo sum” quindi sono, è proprio l’onestà di mettersi a nudo senza tanti giri di parole, tante allegorie e tante “cagate” che invece possono suonar bene all’orecchio. Un po’ più di concretezza, arrivare in maniera più diretta, a me serve per capire anche me stesso.

4.“il cambiamento spetta alle persone”, qual è il consiglio che tu vorresti dare per fare il primo passo verso questo cambiamento?

In realtà non me la sento di dar consigli, più che altro è una mia osservazione. Vedo che ci stiamo lamentando tanto: di come va il nostro paese, di come non funzionano le cose, dei nostri politici… L’Italia non va bene non solo perché ci sono dei politici, ma perché in realtà son lo specchio di quello che siamo noi e quindi tanto vale che ribaltiamo un po’ questo meccanismo e iniziamo a cambiare noi stessi prima e a farci delle domande, ogni tanto. Senza vivere nella droga totale, nel “ci va bene questo perché non è colpa nostra”, invece siamo noi diretti responsabili, iniziamo a cambiare noi stessi in primis, con un po’ di ricerca personale, con un po’ di sbattimento e poi le cose, magari, anche intorno a noi magicamente iniziano a cambiare..forse..

5.Cos’è per Paletti la “rivolta” e cos’è la “religione”, c’è una connessione tra le due cose?

L’ho scritto perché è una cosa che vedi spesso: vedi le guerre o comunque le rivolte di piazza, le abbiamo viste dagli anni ’60 fino a Genova, il G8. Sicuramente la voce del popolo è importante, storicamente genera degli scompensi e dei cambiamenti, ma perché non provare una strada diversa? Una strada più quieta, più personale, più individuale, più seria,molto più difficile.

Più dal basso?

Si, da noi stessi, da me, da te, da noi. Con calma, individualmente ognuno si guarda dentro e cerca di migliorare nel suo piccolo; è da lì che, secondo me, si possono capire molte più cose. Le rivolte sono confuse, la religione è un po’ come la politica, racchiude in macrosistemi tramite l’ideologia, agglomera gente, le guida, ma questa gente non è indipendente, viene guidata. Mi piacerebbe riportare questa consapevolezza della massa individualmente, mi piacerebbe che si facesse così, poi ognuno fa un po’ quel cazzo che ne ha voglia, però Cristo Santo proviamoci una volta.

6.Immaginati un Paletti “famoso”, come sarebbe rispetto al Paletti di adesso?

Non lo posso sapere, non lo sono, vedremo. L’ironia è una cosa che mi piace e non vorrei perderla, se la perdessi vedremo quale sarà il motivo. Ovviamente, ho le mie intenzioni, i miei goal, la mia direzione, voglio che più gente possibile ascolti la mia musica, che sia ironica ancora tra 5 anni, ma poi chissà che svolta prendono le circostanze. Onestamente, mi piacerebbe riuscire a campare bene di musica, senza troppe preoccupazioni, però senza dimenticare quello che sto facendo adesso, ovvero andare a suonare in piccoli locali: quelle sensazioni lì son belle. Mi piacerebbe pure riempire i palazzetti d’Italia, “che cazzo” quello è un bel goal, però chissà cosa succederà. Il mio obiettivo è far ascoltare la mia musica a più gente possibile senza perdere di qualità e senza prostituirmi, poi chissà..mi prostituirò anche io.

7.Ultimamente siamo più “qualcosa” e non “qualcuno”, perché secondo te “conviene amare qualcuno”, tu ami? Per quale convenienza?

Prima di tutto fatti i cazzi tuoi (risata) e poi… io si, sono innamorato, adesso sono innamorato ma lei non lo sa. Ho sempre molta paura dell’amore, soprattutto di essere amato, credo che sia la sfida più grande che ho in questa vita: riuscire a lasciarmi andare ai sentimenti. C’è sempre grande curiosità, nonostante ci sia grande paura. Cercare di trovare quel rapporto di coppia elevato, maturo, responsabile, serio, bilanciato è una chimera che comunque, ingenuamente, cerco sempre, spero sempre di poter trovare molto presto. Poi ovviamente sono sempre sono sempre molto scettico, molto premunito, cauto e diffidente nei confronti dell’amore per esperienze passate o semplicemente per educazione. Però,per qualche motivo, anche di crescita personale, ci credo ancora nell’amore.

8.Naturalmente l’obiettivo di tutti i musicisti è l’originalità, le influenze però sono inevitabili: ascoltando il tuo album, quali influenze riscontreresti?

Rispondendo a tono alla domanda potrei dirti: sì, riscontro Battisti, Gazzè, la scuola romana, riscontro tizio, caio e sempronio. Però, sono cose che cerco di evitare per la “salute” del progetto, nel senso che, è bene che ci siano delle influenze che permeano dentro di te, anche se magari delle cose non le ascolti e non ne fai uno studio filologico, però certe cose arrivano. Come Battisti, per esempio non l’ascolto molto, ho ascoltato un album solo che è Anima Latina, mi ha bombardato, è bellissimo, però Battisti è nell’aria, come Gazzè era nell’aria negli anni novanta, quando ascoltavo musica, tanta musica. Mi è arrivato, forse perché, anche se ascoltavo molta musica americana ed inglese, Gazzè era lì, era nell’aria e mi è arrivato molto. Per la mia sanità mentale, però, come hai detto tu nella domanda, devo cercare la mia originalità, la mia vocalità, la direzione di produzione del disco o della canzone, spaziando tra le influenze, ma cercando tra le influenze “chi è Paletti” , ritornando anche alla prima domanda che mi hai posto.

9.Nel mondo contemporaneo i media, i social network, ci hanno abituati a darci tutto “pre-confezionato”, qual è il tuo suggerimento per “non annegare la fantasia”?

Guarda, c’è una canzone che ho scritto in questi giorni mentre riflettevo su questa cosa, ha come titolo fittizio “il sesso nell’era di internet” qualcosa del genere. Effettivamente sento che, dopo che la televisione l’ha fatto per anni, adesso internet guida il gusto delle persone, il trend. In realtà, però, anche internet ti da un ventaglio di possibilità più ampie. Ci sono tante contraddizioni riguardo questa epoca e riguardo internet, credo, però, che sono mondi che stiano ancora prendendo forma. Io ancora non li sto capendo bene, infatti non so se stai parlando con la persona giusta riguardo ciò. So che a me internet serve parecchio per quello che faccio adesso, però con la giusta distanza. Come in tutte le cose non bisogna esagerare o farsi assorbire troppo, bisogna comunque prendere una distanza. Vedi facebook, per esempio, è facile finirci dentro, almeno per una persona come me, finirci dentro così è un attimo.

10.In conclusione, progetti prossimi, tour estivo, nuovo album..

Si, adesso siamo in giro, saremo in giro tutta l’estate. Mi piacerebbe ad agosto avere un po’ di relax per recuperare un po’ di freschezza mentale e, siccome sto già scrivendo, ho un po’ di idee; magari, vorrei approfittare per metterle un po’ assieme e vedere cosa si può fare, poi tempo al tempo. In realtà ho molta fretta interna di fare roba nuova, ma sto annusando, sto cercando di capire cosa mi piacerebbe fare, magari di diverso o di più efficace, sto ancora capendo..

Intervista a cura di Mario Bertolino

 

Biografia

Dopo la felice prova dell’ep “Dominus”, ampiamente apprezzato da critica e pubblico, ecco l’esordio sulla lunga distanza di Paletti: Ergo Sum.
Il polistrumentista, già bassista e cantante degli acclamati R’s, riprende il discorso dove lo aveva lasciato e si mette letteralmente a nudo in otto canzoni che pescano a piene mani dalla migliore tradizione pop italica, si vestono di suoni internazionali e puntano su testi dalla schiettezza disarmante.
“Ergo sum” è un autoritratto, un’autoterapia, un autoscatto, una pagina di diario: è Paletti al 100%, il racconto di un “sé” che diventa quello di un “noi”, tanto le suggestioni personali sono condivisibili: l’individualismo posto come prima pietra di un cambiamento che sarà collettivo, contrapposto a rivoluzioni che lasciano il tempo che trovano, l’esigenza di andare avanti da soli, unita alla consapevolezza che non è possibile non amare.
Paletti diluisce sé stesso in canzoni la cui semplicità nasconde un grande lavoro di cesello e si candida a diventare una voce riconoscibile del panorama musicale italiano.
“Ergo sum” è il disco di un uomo del terzo millennio che si offre senza vestiti e senza orpelli esclamando: “Paletti, dunque sono!”

Foolica Records

www.foolica.com

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