Stefania Alos Pedretti : Delikatessen (questa volta on the beach), la collaborazione con Iriondo, gli Ovo and so on. Intervista in due tempi.

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Stefania Pedretti nasce a Vigevano qualche anno fa, frequenta l’ambiente squat a Milano, si trasferisce a Berlino per qualche anno e al ritorno si stabilisce a Ravenna. Da 15 anni fa parte del panorama italiano underground italiano prima con le Allum, poi con il progetto Alos. È una musicista e una performer. Non ama la melodia e odia il pop (anche se con gli anni si è ammorbidita e i musicisti pop le stanno simpatici). Collabora con Xabier Iriondo degli Afterhours e sta ultimando il nuovo disco degli OVO con Bruno Dorella (Bachi da Pietra, Ronin). A Ravenna ha collaborato con la Cooperativa E (Fanny & Alexander, Gruppo Nanou) come responsabile della logistica durante Festa 2013. Un personaggio particolare che non ha paura di dire che la cultura è un atto politico.
È una delle fondatrici di Delikatessen, festival che unisce performance di diverso genere (musica, danza, teatro) e che conta al suo attivo già due appuntamenti: al CISIM di Lido Adriano durante l’inverno scorso e all’Hana-bi nella versione on the beach il 17 luglio.
Parteciperà con gli OVO al festival “Hai paura del buio?”, manifestazione ideata da Manuel Agnelli (lo stesso che ha voluto lei e Xabier Iriondo al Go Dai Fest all’Angelo Mai di Roma nel maggio scorso).
L’intervista che leggerete di seguito è il risultato della lunga chiacchierata – sforbiciata qua e là – iniziata con Stefania all’Hana-bi di Marina di Ravenna lo scorso 17 luglio e conclusasi il giorno dopo al Fargo di Ravenna (con incursione di Xabier Iriondo).

Stefania Alos Pedretti - Intervista

1.Stefania, parteciperai a “Hai Paura del buio?”, il festival organizzato da Manuel Agnelli che ha ricevuto critiche ed elogi e tanto fa discutere in questi giorni. Perché?

Io mi tengo lontana dalle polemiche, non mi interessano. Partecipo perché Manuel ha invitato una serie di personaggi che fanno parte di un panorama abbastanza particolare. Io, Bruno Dorella, i Fuzz Orchestra portiamo avanti una certa idea di musica e di politica da circa 15 anni. Siamo figure importanti dell’underground e sono contenta che ci sia posto anche per noi.
Mi interessa molto l’aspetto politico della manifestazione. Non quello partitico, ma quello artistico.
I Fuzz suonano da sempre negli spazi occupati. Io sono una persona attiva nel panorama politico anarchico. Sento da più parti la necessità di parlare di arte come politica. Porto avanti una diversa idea di genere attraverso il queer (termine con cui si indicato gli omosessuali politicamente attivi, NdA). Sono stata invitata alla facoltà di Storia della filosofia all’università di Verona a parlare di arte come azione politica. È un altro modo di concepire la questione in cui non dici alle persone chi seguire.
Inoltre questo tipo di manifestazioni offrono la possibilità ai gruppi meno conosciuti di essere scoperti anche dal grande pubblico. Gli spettatori degli Afterhours possono ascoltare anche artisti come gli OVO.

2.Come nasce il progetto Delikatessen?

Delikatessen è un gruppo composto da me, Bruno Dorella e Francesca Moreno. Ci siamo ritrovati a Ravenna e molte persone ci chiedevano contatti per organizzare eventi (mostre, concerti…) con artisti che già collaborano con noi. Così abbiamo pensato di riunirci e coprire una parte scoperta nel panorama “off”, in ambiti in cui altre persone magari non si spingono. Lo scopo è quello di fare da collante tra situazioni strane e differenti.

3.Il panorama musicale italiano è composto da musica di nicchia e pop, mainstream e underground. Ambiti divisi tra di loro. Tu dove ti collochi?

Io sono un cane sciolto, come Xabier Iriondo. Siamo i due estremi di due mondi. Quando ti chiamano per suonare, i proprietari non vedono questa diversità come una risorsa anzi sono spaventati. Mi sono esibita in situazioni molto diverse e mi trovo a mio agio sempre (o quasi).
Io faccio cose molto diverse: sono il lato più estremo degli OVO e del duo con Xabier. Faccio le mie scelte e non le nascondo perché il mio privato è anche pubblico. Penso che il microcosmo di ognuno di noi possa contribuire a cambiare il macrocosmo. Le mie canzoni non hanno testi proprio perché non voglio insegnare niente a nessuno.

4.Parlami di Endimione, il disco uscito lo scorso novembre e realizzato in collaborazione con Xabier Iriondo.

È stato facile fare un disco con Xabier: noi andiamo molto d’accordo e ci fidiamo l’uno dell’altro. Quindi, dopo aver registrato un 45 giri con ottimi risultati abbiamo pensato di fare un disco. L’etichetta Brigadisco si è resa disponibile a registrarlo ed eccoci qua.
Ci siamo ispirati ad Antonin Artaud, un personaggio troppo poco conosciuto! Per me è stata un’esperienza importantissima. Alos nasce come un progetto di destrutturazione del linguaggio e qui per la prima volta uso la lingua e mi esibisco in italiano. La cosa più sconvolgente è che questi testi sembrano scritti da me e, cantandoli alla mia maniera, ho reso il personaggio totalmente attuale. Sento Artaud molto vicino a me come personaggio. Ma io sono più fortunata, Probabilmente se fossi vissuta all’inizio del ‘900 o nel medioevo mi avrebbero rinchiusa in un manicomio o mandata al rogo.
Il disco è nato leggendo i testi e abbinando ad ogni madrigale un’atmosfera rock , meditativa, blues o elettronica a seconda della sensazione che avevano ispirato a me e Xabier. Viviamo in due città diverse, quindi abbiamo ragionato sui prezzi da soli. Durante il primo incontro, dopo esserci confrontati, abbiamo cominciato a registrare. Si tratta di una sorta di reading più che di canzoni vere e proprie. Io leggo i testi (e non li imparo a memoria) perché mi piace condividerli con il pubblico e far capire a chi mi ascolta che sto recitando le parole di un’altra persona.
Abbiamo discusso su un personaggio che non è di moda ma che è importantissimo in ambito artistico e ha fatto tanto discutere con la sua opera. Abbiamo instaurato con lui un rapporto intimo e il progetto è stato “familiare”. Infatti Valentina Chiappini, la compagna di Xabier, ha curato la copertina del disco e le serigrafie su Artaud.
Nell’ambito del teatro la nostra performance è risultata molto affascinante mentre viene percepito dai musicisti come un reading e quindi come una situazione un po’ off.

5.E i progetti futuri?

Io aspiro ad esibirmi fino a 90 anni. Non so come farò perché faccio performance molto fisiche. Magari quando sarò vecchia e mi vedranno diranno “quella tipa, quella sulla sedia a rotelle, fa ancora musica!”

Intervista a cura di Terroncitadeazucar

 

…due chiacchiere con Xabier Iriondo su Endimione, il legame con Stefania e i progetti futuri.

1.Parlami di Endimione, il vostro ultimo disco?

Endimione è un disco che è uscito a novembre del 2012. È un disco incentrato sulle poesie di Antonin Artaud, i Madrigali. I titoli e le poesie parlavano di amici e soggetti che avevano ruotato attorno alla vita dell’Antonin Artaud attore di teatro e di cinema. Avevamo realizzato un 45 giri prima di questo lavoro e pensavamo di aver trovato una formula nostra nella quale Stefania canta e io suono diversi strumenti . Abbiamo cercato attraverso questi sette episodi vocali di fagocitare quello che è il nostro immaginario, un immaginario spesso aspro, crudele, sicuramente denso di drammaticità ma anche di poesia.

2.…che è poi anche il senso del vostro lavoro. Artaud era contro il teatro nel senso classico del termine…

Si, ciò che ci interessava non era l’Antonin Artaud autore del teatro della crudeltà e di altre opere famose ma l’ uomo e l’ artista e il fatto che lui avesse centrato i Madrigali su personaggi così vicini a lui ci è sembrata una cosa molto intima, molto personale al punto da volerla reinterpretare. Per la prima volta Stefania di esibisce usando la lingua italiana e io suono degli strumenti abbastanza inusuali. Non suono mai la chitarra elettrica se non in un brano solo che è completamente strumentale (Cruel Restaurant, NdA)

3.…tutti strumenti costruiti da te?

Solo uno strumento è costruito da me. Gli altri sono strumenti un po’ bizzarri che ho acquistato in giro per il mondo. Io e Stefania ci stimiamo molto sia dal punto di vista umano che artistico e ci piace suonare insieme… Non proviamo mai, mai, assolutamente…

4.Ecco, hai anticipato la domanda successiva (avrei voluto chiedere come costruiscono le loro performance live)…

Facciamo brani scritti ma non li proviamo mai. Ogni volta che ci vediamo scopriamo delle leggere differenze ma è un bene. Questo ci permette di stupirci e ritrovarci ogni volta. Abbiamo scelto questa formula perché ci interessa e ci intriga, ci pone anche delle paure e dei limiti. Abbiamo un suono particolare, perché non c’è sezione ritmica e quindi non c’è nulla a cui agganciarsi realmente, Il tutto rende la proposta molto radicale. È un disco che ci appaga molto anche dal punto di vista materiale: abbiamo realizzato un vinile su supporto trasparente, Valentina Chiappini ha studiato la copertina, ci sono delle serigrafie di Artaud e abbiamo realizzato un video nel manicomio abbandonato di Mombello, il più grande manicopio europeo negli anni 50 e 60.

5.Quali sono i progetti futuri di Xabier?

Vivo già il mio futuro. Non mi fermo da vent’anni e il bello del mio lavoro è che posso suonare ogni volta con una persona diversa. Al momento sto collaborando con Gianni Mimmo e Cristiano Calcagnile al progetto Mistaking Monks. Nel 2014 uscirà il mio secondo album solista…e poi c’è tanto altro che al momento è meglio non svelare…

Intervista a cura di Terroncitadeazucar