Suz – One Is A Crowd

No.Mad Records (TO)

distribuzione fisica: Audioglobe
distribuzione digitale: Amazon, iTunes, Beatport, Juno, ecc.

in uscita il 31 gennaio 2013

Tracklist & Featuring

  1. “Distant Skies (Don’t Say A Word)”
  2. “To Here and Now”
  3. “A Thousand Deaths”
  4. “Bring Us Down” feat Estel Luz
  5. “Out Of the Blue” (Ezra rmx)
  6. “Rubber and Glue” feat Angela Baraldi
  7. “Frailest China”
  8. “The Enemies Within”
  9. “Let One Be A Crowd”
  10. “Nighthawk”

Recensione

Il non essere esperto di tecnologia a volte ti consente di fare degli incontri musicali davvero notevoli, tutto può succedere tentando di aprire inutilmente un file del quale non si conoscono l’origine e le proprietà, imprecando al cospetto della propria incapacità, prendendosela con la connessione che ha deciso proprio in quel momento di abbandonarti, rinunciando, con la volontà di arrendersi al silenzio; l’insieme di questi elementi, quando poi inaspettatamente il brano comincia, può farci trovare impreparati di fronte alla potenza sonora di Suz.

Probabilmente, lei, come in un esperimento di lettura del pensiero, immagina come si possa restare piacevolmente pietrificati nell’udire quella potente melodia edificata dalle sue corde vocali, tanto da usare i termini (Don’t Say a Word), come corollario al titolo del suo primo brano Distant Skies, sembrando quasi consapevole di esercitare sull’ascoltatore, fin dai primi accordi, un imperativo: potresti restare così emozionalmente imprigionato dalla “bellezza” della voce che non sarà possibile esprimerti con le parole, ma questa incapacità sarà stupefacente e lascerà spazi infinitesimali all’udito. Una formula magica. Rinunciare a un gesto per potenziare uno dei cinque sensi.

Ritrovarsi dall’iniziale afonia sonora a essere completamente illuminati dalla potenza ipnotica della sua voce può essere un esperimento che colpisce in pieno viso, una musica che ci prende di petto e non lascia spazio alla disattenzione.

Suz, alter ego di Susanna La Polla, artista bolognese con passaporto sonoro esterofilo, donna dalla voce prepotente, ammaliante e corroborante la sua, pulita e fumosa allo stesso tempo, con nulla da invidiare alle intramontabili glorie della musica Jazz, e alle ben note colleghe d’oltremanica, con l’aggiunta di virtuosismi dalle tonalità Soul.

Musica che imprigiona la sua, canto di sirena che ci indica non una sola direzione da seguire, ma che ci introduce, con il suo secondo lavoro intitolato One is a Crowd, in diversi racconti musicali.

Ogni pezzo ha una sua caratteristica, una sua originalità, come un funambolo ci s’incammina sul filo della sua voce estremamente colta, che ci introduce con ogni brano in diversi retroscena che spaziano da sonorità trip-hop con rifiniture hip hop, a melodie tribali, direi forse un po’ Reggae, avvolgendo il tutto in un ambiente elettronico estremamente ampio.

Non avendo ascoltato il suo primo lavoro, mi trovo nell’incapacità di paragonare, di esprimermi con dei diminutivi o delle maggiorazioni rispetto alle sue precedenti idee, ma che importa! ci si rivolge sempre troppo spesso al passato per descrivere il lavoro di un artista, ci s’impone di trovare somiglianze, discrepanze, si perde il valore della contemporaneità, si parte troppo spesso dal bias e non dall’emozione; quello che si può “assaggiare” in questo disco è potenza e grazia, una melodia che prende direttamente la testa e s’irradia al corpo, che ci spara in faccia tutta la sua forza. La somma di Velluto e Adamantio.

Recensione a cura di La Seconda Signora Panofsky

Biografia

Susanna La Polla, in arte Suz, muove i primi passi musicali tra gli anni ’80 e ‘90: se oltreoceano sono l’hip hop e le tante forme di transizione dal punk al post-hardcore a dettar legge in quel periodo, oltremanica è il trip hop del Wild Bunch a tracciare traiettorie imperiture ed influenti. In Italia è l’epoca notoriamente caratterizzata dalle posse, dalle autoproduzioni indipendenti, dai centri sociali e Bologna è uno dei luoghi nevralgici di questo circuito. Suz esordisce significativamente come corista e vocalist di Papa Ricky, uno dei principali mattatori della scena reggae e raggamuffin nazionale, e alla fine degli anni ‘90 come cantante del gruppo punk rock Sushi à la Santory insieme a Riccardo Pedrini (Nabat, Wu Ming).

A coronamento di questo lungo, articolato e consapevole percorso, nel 2009 Suz pubblica il suo album d’esordio, “Shape of Fear and Bravery”, seguito a breve distanza da “Shape of Fear and Bravery Remixed”, disco in cui alcuni dei brani portanti del debutto vengono riletti da diversi produttori italiani ed internazionali di alto livello, tra i quali Thavius Beck (Saul Williams, Nine Inch Nails), l’ex Sangue Misto Deda, Gopher e Tayone (Videomind). Nel frattempo Suz entra a far parte del progetto Weight and Treble insieme a Massimo Carozzi (Zimmer Frei, El Muniria) e Manuel Giannini (Starfuckers) esplorando in questo il lato più dub della sua sensibilità musicale. Tra le diverse collaborazioni non si possono non citare quella con lo storico bassista dei Casino Royale AlessioManna e il suo nuovo progetto Black Job, con il produttore e beatmaker Macromarco nel brano “Underworld” e con il dj e producer Ferdinando Miranda aka Dj Pandaj.

Tra le apparizioni più significative degli ultimi anni ricordiamo il suo debutto al festival Jazz Re:Found di Vercelli, la sonorizzazione live della performance di live painting di Marina Comandini nell’ambito della mostra “Astarte e Zanardi, Andrea Pazienza at the War” per il festival Le strade del paesaggio svoltosi a Cosenza nel 2011, e il live con cui ha presentato in anteprima lo scorso ottobre al TPO di Bologna il nuovo disco per la quinta edizione del festival dedicato alla musica e alle arti digitali RoBOt. Il nuovo atteso album di Suz, “One Is a Crowd”, al quale hanno partecipato e lavorato musicisti del calibro di KutMasta Kurt, Angela Baraldi, Bruno Briscik, Alessiomanna, Ezra e molti altri esce il 31 gennaio 2013.I am text block. click the edit button to change this text.

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