Sycamore Age – Perfect Laughter – Intervista

I Sycamore Age sono stati già diverse volte nostri ospiti, tra le nostre pagine e sul palco del Demoncleaner Freedom Festival. Mentre portano in giro per l’ Italia il loro Perfect laughter, conferma delle grandi potenzialità della superband toscana, venute subito alla luce con il primo album e i numerosi e sempre suggestivi live, abbiamo parlato un po’ con loro:

Intervista

1.Secondo una visione etnomusicologica, percorsi spirituali\religiosi e musicali, nella creazione di una spazialità\temporalità altra rispetto alla realtà delle cose, provocano un’alterazione dello stato di coscienza. Alcuni studi pongono l’uso di enterogeni alla base di un accrescimento della capacità mitopoietica dell’uomo, e la psichedelia, dalla sua nascita agli attuali sviluppi, può avere, e ha avuto, una valenza preponderante in questo processo (penso alla fruizione collettiva e religiosa degli Acid Tests). Scusate il preambolo. Che ne pensate di questa chiave di lettura?

Beh! Indubbiamente – fin dalle società più antiche, passando per il conio stesso della parola “psichedelia” operato da Huxley nei primi anni ‘60, serpeggiando fino ai giorni nostri – esiste una cultura o una “sotto-cultura”, che a tratti nella storia si fa perfino leggenda, legata al binomio arte-sostanze psicoattive.
Cosa ne pensiamo??? Non sappiamo se davvero personaggi come Hieronymus Bosch, Syd Barret, i surrealisti, ecc. debbano l’esplosione del loro genio a sostanze psicoattive o se, più semplicemente, erano dei geni…punto e basta. Per quello che ci riguarda, più o meno tutti i membri dei Sycamore Age hanno, in ere diverse, a seconda dell’età, testato tali sostanze. Dovendo essere onesti però, dobbiamo affermare che ciò che produciamo sul piano artistico è assolutamente slegato da tali esperienze. Il nostro “modus operandi” si espleta, credo, in modo diametralmente opposto a quello adottato nel mito della psichedelia.
Noi scriviamo i nostri brani frugando nel profondo del cuore, cercando fortemente di comunicare con l’anima dell’ascoltatore, e nient’affatto compiendo viaggi solipsistici, esplorando i meandri più sconosciuti della mente con la complicità di alterazioni della coscienza; li arrangiamo giocando come bambini dentro un box pieno di balocchi; li produciamo cercando di mantenere una grande lucidità mentale…seppur continuando a giocare…
Lo sappiamo…tutto questo non è molto “Rock”…speriamo di non avervi delusi!

2.Sempre tenendo fermo il concetto di prima: potrebbe questo Perfect Laughter essere la risata liberatoria che sopravviene nel momento della raggiunta consapevolezza a livello ontologico che noi, come umanità, abbiamo creato la divinità e non il contrario?

Come abbiamo detto più volte, questo nostro “concept” non vuole dare nessuna risposta, semmai, al contrario, mettere in luce nuovi dubbi. Sicuramente, uno di questi dubbi è proprio l’oggetto della tua domanda…
In realtà, tra le tante supposizioni a cui lasciamo spazio, c’è anche quella in cui il cosmo intero in qualche modo possa essere considerato un Dio. Un Dio magari impersonale, non di certo un vecchio con una lunga barba bianca… Dunque, facendo noi stessi parte di questo “tutto”, la tua domanda può anche divenire un serpente che si morde la coda, in cui noi siamo Dio e Dio è noi al tempo stesso…e nessuno crea nessun altro, si tratta solo di prendere il ritmo dell’universo assieme…e ballare.

3.Il mio primo approccio a voi è stato durante il live al DemonCleaner Fest. Lo ammetto, avevo un paio di Tennent’s in corpo, ma ascoltarvi è stata una delle esperienze più intense che mi siano mai capitate: mi altalenavo tra risate e pianti catartici. Innanzitutto, vi ringrazio per quello che mi avete trasmesso. Poi, volevo chiedervi quale processo avete seguito e quanto tempo c’è voluto per trasformare Sycamore Age nel live?

Noi crediamo che l’approccio live debba essere, necessariamente, profondamente diverso da quello in studio. Un po’ per scelta e un po’ per necessità, ci ritroviamo a strutturare i brani dei nostri dischi in ambienti relativamente piccoli e intimi, in cui ci sono una miriade di strumenti a disposizione e in cui si può ben ragionare e ponderare ogni singolo secondo del brano, in un lento processo di distillazione. In questa fase, almeno fino ad ora, abbiamo tra l’altro sempre optato per l’utilizzo di strumenti ritmici di ogni tipo, fino ad utensili di uso casalingo, escludendo le più convenzionali batterie. Detto ciò, viene da sé che pretendere di riproporre questa nostra attitudine su un palco sarebbe quantomeno folle. Non che il nostro live, con l’enorme quantità di strumenti che ci portiamo dietro sia meno folle…ma è senz’altro di più immediata lettura per il pubblico. Inoltre, ci da modo di complementare, facendo esplodere la nostra natura più punk e selvaggia, che rimane tutto sommato assopita in tutte le fasi dell’elaborazione dei dischi in studio.

4.Come si articola il vostro processo compositivo e la registrazione in studio? Tenendo conto della implementazione quantitativa/qualitativa della vostra formazione?

Uh! Praticamente ti abbiamo già risposto nella domanda precedente…

5.Interventi di sax alla Van der Graaf (penso innanzitutto a 7), i (credo) mellotron e violino dei Crimson “Isolani” di Noise of Falls, rumorismo cesellato e straniante alla Einsturzende, intrecci vocali che mi fanno pensare ad alcuni Residents (7 in primis), la Barrettiana Monkey Mountain. Si potrebbe pensare ad un compendio revisionista e nostalgico di cose già fatte; eppure, (mio modesto parere) c’è la gioia di trovarsi di fronte a qualcosa di totalmente nuovo. Che ne pensate?

Come abbiamo detto anche in altre interviste, in questi ultimi anni non ci sono state innovazioni tecnologiche che, come spesso invece è accaduto in passato, abbiano favorito e ispirato l’avanzata di nuovi generi musicali; per esempio il Moog negli anni ’60, le prime “Drum Machines” o il PC che ha fortemente caratterizzato i ’90, ecc.
Quindi, almeno a nostro parere, in questo periodo storico, non resta che andare a frugare in soffitta, in cerca di buone idee accantonate, dimenticate o addirittura inespresse; riproporle assemblandole tra loro nei modi più bizzarri possibili. D’altra parte, il bronzo, metallo formidabile che prima che l’uomo lo creasse non esisteva, in fin dei conti è composto dalla fusione di rame e stagno assieme, materiali sui quali l’uomo ha inciampato per decine di millenni prima di provare ad unirli. Pensate ad esempio a “7”, in cui un samba bislacco si mescola agli Area che a loro volta fanno un girotondo con George Harrison, mentre cori post-punk dicono la loro, fregandosene di essere completamente fuori contesto e, come se non bastasse, una fanfara zingara serpeggia sullo sfondo…
…e potremmo esprimerci in descrizioni analoghe per tutti gli altri brani del disco…ma…ve lo risparmieremo!

6.Per quanto riguarda Dalia ho diverse ipotesi da porvi: riguardo la canzone sembra che i Beatles abbiano fatto un viaggio nel tempo fino ad incontrare i Flaming Lips, o il contrario. Come la vedete? Questo mio parallelo Beatlesiano è rafforzato dal video in cui è il Warlus che guida tutta l’operazione. Che ne pensate?

Qua rispondo io personalmente (Stefano Santoni). Dalia è il nome di mia figlia, nata proprio durante la lavorazione del disco, per la quale ho ottenuto il consenso della band a dedicarle questo brano…che tra l’altro parla di destino e libero arbitrio, concetti di cui Dalia è la Dea nella mitologia lituana… piccolo “gossip” in esclusiva per DemonCleanerZine!
Ma veniamo alla tua domanda, le citazioni ovviamente sono il nostro pane quotidiano e confesso che, il fatto che un “Warlus” sia il protagonista del videoclip, non è affatto per un caso…
Per il resto, Dalia è un brano che ha una struttura squisitamente Pop…o meglio Art-Pop. Quindi, il ricondurla ai mitici 4, è pressoché inevitabile…e noi non vogliamo assolutamente evitarlo.
Ai Flaming Lips sinceramente non ci avevamo pensato ma… si! Ci stanno anche loro in qualche misura. Poi però ci puoi sentire dai Blur ai Pixies, con un bel pizzico di free jazz, un cantato nella strofa ai limiti del punk, ecc, ecc.

7.Un’impressione che m’ha colpito, parzialmente retorica nella sua impostazione (relativamente alla situazione musicale nostrana, specialmente riguardo la proposta di progetti così densi), nonché viziata da una formulazione che risente di una fase promozionale ancora acerba . Come mai, dopo un ottimo successo di critica e (penso) di pubblico, siete riusciti a concordare così poche date per questo inizio di tour di Perfect Laughter? (Leggi: rosico per l’assenza, si spera temporanea, di una data romana).

Guarda, questa risposta dovrebbe esaurirsi in poche parole, in Italia suoni solo se fai molto pubblico, puoi sperare di fare molto pubblico solo se canti in italiano e se esisti da almeno dieci anni. I gestori dei locali fanno incassi sempre più esigui e, salvo qualche amatissimo pazzo, non possono più permettersi di investire a fondo perduto in cultura indie per pochi hipster.
Per il resto siamo molto grati a tutti quelli che ci seguono e che ci apprezzano… ma purtroppo questo non basta più per mettere assieme un tour di 60 date, portando in giro 7 persone con un imponente carico di strumenti al seguito.
La cultura della curiosità per l’ascolto del nuovo sta scomparendo, si va ad un concerto solo se il fatto costituisce un evento…e magari per cantare canzoni ben conosciute, tutti assieme. Noi, come abbiamo detto sopra, cerchiamo fortemente l’interazione con il pubblico, ma non ce la siamo mai sentita di scendere a patti con ciò che non siamo… quindi andiamo avanti per la nostra strada: poco pubblico ma buono… pochissimi concerti ma suonando solo ciò in cui crediamo al 100%… la nostra musica.
Speriamo che con il tempo, questa nostra linea sincera e coerente, ci porti anche un po’ di fortuna.

8.Qual è stato il percorso seguito nel rapporto coi vari artisti che si sono cimentati nei Remixes\Reworks? La mia curiosità è rivolta innanzitutto a tale rapporto con Teho Teardo, uno dei miei artisti preferiti. Poi, massima libertà di risposta 😉

Avevamo sentito voci di corridoio che dicevano che a Teho Teardo era piaciuto moltissimo il nostro primo lavoro…il resto lo sapete. Adesso possiamo dire che Teho è un amico davvero molto caro e, alla grandissima stima che nutrivamo nei suoi confronti come musicista prima di conoscerlo, si è aggiunta quella che nutriamo dopo averlo conosciuto per la splendida persona che si è dimostrata.
Lo stesso vale per gli altri artisti con i quali abbiamo collaborato, il mondo dell’indie è piccolo, ci si conosce e, se c’è un buon feeling, viene spontaneo di cercare di collaborare.

9.Vista la precedente esperienza “cosmica” del live di Sycamore Age, cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo? Dobbiamo portare tute spaziali? Paletti e corde per ancorarci al suolo? Guardian Angels? Si accettano suggerimenti 😉

Guarda, se c’è un’unica grande fortuna che abbiamo è quella di non dare mai il tempo alla noia di materializzarsi, quella che fa vincere sempre la curiosità per un’idea inesplorata, a sfavore dei comodi sentieri già battuti. Quindi, posso solo dirti che noi, seppur con tutta l’umiltà possibile, cercheremo in eterno di stupirci e di stupire, il più possibile.

Intervista di Palta Nexus

 

Biografia

SYCAMORE AGE è un progetto che nasce all’inizio del 2010 dall’incontro tra Stefano Santoni (produttore artistico) e Francesco Chimenti (voce della band) ai quali, poco dopo, si è aggiunto Davide Andreoni.
I tre, da subito, lavorano ai brani che faranno parte di “Sycamore Age”, che sarà pubblicato da Santeria/Audioglobe nel marzo 2012. Durante il processo di rielaborazione dei brani in chiave live, entreranno nell’organico della band altri quattro preziosi elementi: Giovanni Ferretti (poi sostituito da Luca Cherubini Celli), Samuel Angus Mc Gehee, Nicola Mondani, Franco Pratesi; tutti
polistrumentisti, tutti da subito perfettamente in sintonia con la filosofia e il sound della band ed immediatamente considerati a pieno titolo membri dei Sycamore Age.
Con il disco ancora inedito, vengono notati durante la partecipzazione all’Upload Festival di Bolzano da Paul Cheetham, direttore artistico del famoso meeting musicale di Berlino, Popkom, il quale li invita personalmente a suonare due concerti all’interno della suddetta manifestazione.
Sempre nel 2011, in occasione della mostra “Il Primato dei Toscani nelle Vite di Vasari”, importantissima esposizione voluta dalla Soprintendenza ai beni Culturali del Comune di Arezzo per commemorare i 500 anni dalla nascita di Giorgio Vasari, viene commissionata ai Sycamore Age la realizzazione di brani inediti per sonorizzare gli ambienti che ospitano la mostra. L’esposizione ospita opere dei più importanti esponenti del Rinascimento toscano, tra i quali Cimabue, Giotto, Piero della Francesca, Sandro Botticelli, Michelangelo, ecc. Ai visitatori della mostra vengono consegnate delle cuffie mediante le quali, in un percorso multimediale, è possibile ascoltare il dialogo tra le musiche composte dai Sycamore Age e le opere esposte.
Sempre nel 2012, a supporto dell’uscita dell’album, la band farà 80 concerti e vincerà il PIVI (Premio Italiano Videoclip Indipendente) nella categoria “Soggetto” con il video di “Heavy Branches”, diretto da Roberto D’Ippolito, responsabile degli effetti speciali in film come Robocop, Repomen, Motel Woodstock, La Prima Cosa Bella etc. Il video si avvale anche della patecipazione di Sayoko Onishi, danzatrice di Butoh. L’album viene promosso ed esportato nel Gas, in Francia e nel Benelux tramite Rough Trade Distribution ottenendo un ottimo successo di vendite e critica.
Nel 2014 la band aretina pubblica “Sycamore Age #1 Remixes/Reworks” (Santeria/Audioglobe), un album per la cui realizzazione, la band chiede a musicisti che stima di giocare con la propria musica. E’ così che vengono coinvolti artisti come Theo Teardo, Akron Family (Us), Julie’s Haircut, Aucan, Vadoinmessico (Uk/Italia). La band, inoltre, entra nel roster di Gilda Corporazione Delle Arti E Mestieri Dello Spettacolo (Brunori Sas, Appaloosa, Di Martino etc.).Sempre nello stesso anno i Sycamore Age restituiscono il favore ai Julie’s Haircut producendo un remix di “Tarazed” che viene incluso nella versione deluxe di “Ashram Equinox”.
A Febbraio 2015 esce “Perfect Laughter” (Santeria/Woodworm).

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