Un viaggio nel Meraviglioso con Bizzarro Bazar

bizzarro bazar

Nella vasta distesa di blog italiani ci si imbatte molto spesso nelle solite scritture in stile diaristico, in poeti più o meno tali, in critiche letterarie trite e ritrite, in pseudo approfondimenti culturali e raramente si incontrano pensieri originali e non banali. Per fortuna “raramente” non significa “impossibile”, infatti abbiamo avuto il piacere di una conoscenza interessante: Bizzarro Bazar.

Curato da Ivan Cenzi, questo blog descrive – in maniera brillante – argomenti che l’autore stesso definisce bizzarri e macabri. Uno stile ben curato, mai sciatto o approssimativo, che tradisce una passione sincera per argomenti non del tutto convenzionali, fa intuire al lettore quanto Ivan Cenzi sia dotato di quel quid che lo distingue dalla massa. La semplicità della scrittura denota una notevole capacità espositiva propria di chi possiede una cultura fuori dal comune, che unita alla molteplicità degli argomenti trattati, sempre con estremo equilibrio e mai in maniera ordinaria, fa sì che difficilmente non si diventi fan di Bizzarro Bazar.

L’attività di Ivan Cenzi si svolge su diversi fronti: è fondatore di una casa di produzione cinematografica, la Interzone Visions, esploratore – come ama definirsi – del perturbante e autore di libri (La Veglia eterna, De Profundis e Mors Pretiosa) inseriti in una collana nata proprio dal suo blog ed edita da Logos edizioni.

Per conoscerlo meglio lo abbiamo intervistato per voi.

Intervista

1.Esploratore del macabro e del perturbante, lei si occupa di ciò che è comunemente considerato bizzarro. Ma cos’è per lei il bizzarro?

Il bizzarro, per come l’ho sempre presentato, sta negli occhi di chi guarda. L’esotico (ciò che è “fuori”, distante) rimane tale solo finché non ci si prende confidenza. In questo senso, ho sempre cercato un approccio che partisse dallo strano per poi spogliarlo almeno un poco della sua alterità: anche le pratiche o le tradizioni che ci sembrano a prima vista più assurde e lontane hanno una motivazione che siamo in grado di capire.
Il bizzarro è in realtà un concetto evanescente, e ogni cosa che ci appare strana, se guardata da vicino, risulta molto più sensata di quanto ci si aspetti.
Preferisco quindi parlare di meraviglia. Quando ero bambino, tutto mi sembrava pieno di stupore. Potevo restare per ore ad ammirare incantato qualsiasi cosa, e in parte è ancora così. Se fossi uno scrittore migliore, troverei le parole per raccontare la magia incredibile che si nasconde nei dettagli più minuti, il mistero dell’acqua che bolle, il fascino della texture di una corteccia, la vertigine che provo se rifletto sul mio stesso corpo. Per me il mondo è tuttora denso di meraviglia, e mi stupisco sempre che la gente non se ne accorga o se ne dimentichi facilmente a causa degli ammennicoli quotidiani. Fosse per me, dovremmo tutti andare in giro con l’occhio spalancato ad ogni ora, domandandoci cos’è questo posto inconcepibile in cui ci siamo svegliati! Così trovo che talvolta, per ridestare la sensibilità sopita, sia efficace approfondire gli spazi liminali, i tabù. Queste zone di frontiera, in cui si deve camminare sul filo del rasoio, mi intrigano particolarmente, e non è soltanto una sfida, per così dire, letteraria: sono i confini che definiscono l’identità di un territorio, in questo caso la nostra cultura.

2.Il suo blog parla al lettore, in maniera intelligente e non comune, di antropologia, tanatologia, anatomia, cinema, storia del circo e di molto altro. Da cosa nasce la passione per questi argomenti?

Sono tutti argomenti che hanno a che fare con la meraviglia, che non deve essere per forza e comunque quella di stampo ottimista e luminoso. Quando Aristotele parlava della meraviglia come “spunto per filosofare”, cioè le assegnava il ruolo di scintilla originaria per qualsiasi indagine conoscitiva, utilizzava il termine thauma, che ha in sé i connotati del terrore, del dubbio. Il meraviglioso è ciò che toglie il terreno sotto i piedi, fa tremare le fondamenta delle nostre più intime convinzioni, produce una spaccatura nella nostra visione delle cose. Per questo la mia visione della meraviglia non può prescindere da tutto ciò che ci spaventa, dalle nostre stesse paure. In questo senso, l’antropologia è una scienza che ci insegna proprio quello che non vorremmo mai sentire, cioè che tutto ciò che crediamo è relativo. La tanatologia ci mette di fronte alla ferita ultima ed eterna, quella dell’impermanenza. L’anatomia è anch’essa tabù, perché l’interno del nostro corpo, che abbiamo deciso di ignorare, ci scandalizza. Il cinema, la pittura, il circo (con le sue mostruosità e le sue iperboli), la letteratura, sono tutte discipline artistiche che, se sincere, ci spingono a confrontarci con i nostri demoni. E, ultimo ma non meno importante dettaglio, indagare simili campi significa far emergere delle storie fantastiche e incredibili, capaci di sfidare la logica comune. Che poi sono le storie che più amo raccontare.

3.Ricorre spesso nel suo lavoro il tema della morte. Essa viene analizzata sotto vari punti di vista, ma cos’è la morte per Ivan Cenzi? Parlarne è un modo per esorcizzarla o è semplicemente un modo per parlare della vita stessa?

Che la morte sia, essenzialmente, una fase del processo vitale non è una gran scoperta. Esistiamo solo perché altri esseri non sono più vivi. Sempre a causa di quell’istinto di fissare gli occhi dove “non sta bene” guardare, durante tutta la mia vita ho voluto vedere e capire cosa sia effettivamente la morte: per fare un esempio banale, anche soltanto di fronte a certi filmati di decomposizione in time-lapse ci si rende conto che il cadavere è in realtà un’esplosione, un florilegio formidabile di vita. La morte, dunque, di per sé non è che un’altra sfaccettatura del mutamento. Straordinari sono invece, a mio giudizio, gli stratagemmi messi in atto dalla specie umana nei secoli per venire a patti con l’idea della morte. I rituali, le narrative, le pratiche più diverse sono state architettate per fronteggiare quella barriera, quella grande soglia. Le trovo tutte commoventi e stupefacenti. Poi, certo, per me addomesticare la morte in senso etimologico, portarla letteralmente “dentro casa”, è un modo per farmela amica, per comprenderla, per non temerla troppo. Questo è uno dei significati della mia collezione, che contempla anche resti umani e accessori funebri.

4.Dal suo blog è nata una collana di libri. Ci parli di questo progetto.

La Collana Bizzarro Bazar si propone di esplorare i posti più straordinari e talvolta poco conosciuti della nostra penisola, sempre seguendo l’idea di meraviglia “nera” a cui accennavo prima. I primi tre volumi sono dedicati al rapporto fra il sacro e il macabro (inteso nel suo senso più alto e nobile, quello del memento mori che è diretta filiazione del Qohelet biblico), e in questa sorta di trilogia esamino quei luoghi sacri in cui è ancora possibile un contatto diretto con il cadavere, vero e proprio rimosso moderno, ancor più della morte. Dalle mummie delle Catacombe di Palermo ai teschi conservati nel cimitero sotterraneo delle Fontanelle a Napoli fino agli ossari religiosi di Roma e Milano, racconto come il rapporto con l’aldilà è cambiato in Italia nel corso del tempo. Presto ci rivolgeremo ad altre meraviglie, di tenore diverso; rimarranno come garanzia l’occhio personalissimo del grande fotografo Carlo Vannini, e la pregevole qualità di edizione di Logos.

5. Altra passione è il cinema. Cosa salverebbe del cinema italiano contemporaneo e cosa butterebbe dalla torre?

Non credo che butterei niente, anzi mi piacerebbe vedere più cinema, più produzioni, più film. Mi piacerebbe che ritornassero i bei tempi in cui i film di cassetta servivano a finanziare progetti coraggiosi. Un’industria sana consente la sperimentazione, e il cinema dovrebbe essere una splendida avventura. Invece i problemi economici e la necessità di rimanere a galla costringono talvolta le persone che lavorano in campo cinematografico non solo a tenere chiuso il portafoglio, ma anche la mente. Si rischia poco, e di rado.

6. Quali altre sorprese editoriali ha in serbo per i suoi numerosi lettori Bizzarro Bazar?

Un’abitudine di buon cinefilo è quella di non spoilerare. Mai.

Intervista di Amalia Vingione

 

ivan cenzi

Bio

Ivan Cenzi è nato nel 1978 ad Asiago (VI). Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione a Siena e la specializzazione in Regia Cinematografica presso gli stabilimenti di Cinecittà, lavora come regista e produttore per Interzone Visions, società indipendente di cui è fondatore. Esploratore del perturbante e collezionista di curiosità, dal 2009 è curatore di Bizzarro Bazar, blog dedicato a tutto ciò che è strano, macabro e meraviglioso, diventato nel giro di breve tempo il punto di riferimento italiano per questo genere di tematiche. Nel corso degli anni Bizzarro Bazar si è occupato di WunderKammern, musei e collezioni anatomiche, storia del circo e delle fiere itineranti, scienza degli albori, fotografia, arte classica e moderna, musica, letteratura ma anche antropologia, tanatologia, psicologia, cinema, sessualità, humor, ecc. (tratta da La veglia eterna, Logos edizioni, Modena 2014)